Ormai da giorni il dibattito politico è percorso da voci, più o meno attendibili, sulla possibile emanazione di una legge, proposta dal Ministro Maroni, volta a determinare un “giro di vite” sulla comunicazione web e sulle contestazioni in piazza, come conseguenza dei fatti di domenica scorsa, a Milano.
Come Giovani Democratici di Verona, condanniamo con determinazione l’aggressione al Presidente del Consiglio. Si è trattato di un atto incivile ed indecente, sciagurato, totalmente estraneo alla nostra democrazia. Un atto, di matrice violenta, che con la politica non deve avere nulla a che fare, senza se e senza ma.
Tuttavia siamo preoccupati che il clima di tensione, presente in questi giorni nel Paese, possa determinare una limitazione delle libertà fondamentali tale da ledere i diritti costituzionali dei cittadini. Ci definiamo, di conseguenza, contrari a provvedimenti speciali o restrittivi in materia di navigazione internet, di possibilità di esprimere la propria espressione sui social networks, di commentare, anche con toni accesi, i fatti di cronaca sui blog.
Chiaramente le esternazioni violente, inneggianti ad atti delinquenziali, devono essere condannate, anche sul web. E a tal fine il nostro ordinamento giuridico è già dotato degli strumenti opportuni, basti pensare ai reati di ingiuria, minaccia, istigazione a delinquere. Basterebbe far funzionare la giustizia, applicare leggi che già ci sono. Dare ai magistrati i mezzi per farlo, invece di tagliare ad ogni occasione i già magri fondi dei Tribunali e delle Procure.
Spaventa, invece, la volontà di porre filtri alla navigazione internet, di introdurre nuove sanzioni per opinioni “estremiste”, valutabili con un metro non definito. Riteniamo che la rete sia una grande opportunità per la libertà di espressione, per l’informazione consapevole dei cittadini, per il confronto democratico di idee. Un bene che va tutelato, una risorsa e non un male da reprimere. Sottolineiamo che esistono norme speciali atte a limitare la navigazione in rete solo nei regimi più oscurantisti: Iran, Sudan, Cina. Non vi è traccia di norme simili nelle democrazie occidentali, in Europa o negli USA. Noi vogliamo allineare il nostro Paese a queste ultime, non a forme di governo illiberali, dove i cittadini devono aver timore nell’esprimere una critica, non violenta, a chi regge le sorti del Paese.
Discorso analogo per la possibilità di contestazione, pacifica, nel corso delle manifestazioni pubbliche. Da sempre, in politica, chi va in piazza è conscio della possibilità di essere fischiato. Accade, peraltro, in numerosi altri contesti della vita pubblica: ad un concerto, a teatro, o nel corso di manifestazioni sportive. Successe al Governo Prodi, con contestazioni sistematiche, molto accese. Nessun esponente delle forze politiche che ora governano, a quel tempo, sostenne che quei fischi fossero manifestazione grave di inciviltà e imbarbarimento. Temiamo ora che una legislazione restrittiva in materia voglia trasformare le piazze in luoghi anestetizzati, dove non sia permesso esprimere dissenso, in modo civile, verso chi parla dal palco. Dove sia permesso solo applaudire. Per questo, a tali norme, ci opponiamo.
Ricordiamo infine che i nostri diritti di libertà, a partire da quella di manifestazione, di opinione, di stampa, sono stati conquista della Resistenza e dell’antifascismo, in tempi, quelli sì, davvero bui. Perciò non ci si può permettere alcun passo indietro, circa i fondamentali diritti costituzionali. Memori che la violenza va condannata, sempre. E che la libertà va conquistata, e salvaguardata, giorno per giorno.
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